Tendinopatie (tendiniti, tendinosi, rotture) del tendine d’Achille, tendine tibiale posteriore, tendine tibiale anteriore

   

I tendini sono strutture anatomiche essenziali ma molto fragili e delicate. La loro funzione è fondamentale nella stabilità e nel movimento del corpo. Si tratta di cavi elastici che, azionati dai muscoli, imprimono il movimento alle articolazioni. L’elasticità spiega il controllo, la finezza e l’agilità del movimento umano. Un organismo azionato da corde o da cavi non elastici si muove come un automa o come un robot. Si possono immaginare come una corda composta da un intreccio di tanti fili più sottili. Questa miriade di microscopici fili naturali sono composti da una sostanza che si chiama collagene e da una sostanza che dona l’elasticità.

Nelle tendinopatie (le malattie dei tendini) si alterano tali componenti, il risultato è una perdita delle sue funzioni: la malattia altera le innumerevoli fibre che sono ingrossate dalla infiammazione, il tendine aumenta di volume e perde la sue elasticità.

Perché si ammalano i tendini?

Diverse sono le cause che possono portare a problemi tendinei, dovuti principalmente al grado di contrazione della muscolatura: la ipertonia porta alla usura dei tendini; la ipotonia li rende deboli. Tra le cause:

  • errori di allenamento del retropiede
  • scarpe non idonee
  • campo di allenamento con una superficie troppo dura
  • piede cavo o piatto
  • mal-allineamento dell’arto inferiore
  • Malattie del collagene
  • Malattie metaboliche (diabete, iper-uricemia…)
  • Squilibri alimentari (sovrappeso, obesità, tipo di alimentazione…)

Quali sono le malattie dei tendini?

La Tendinite

Si tratta di un’infiammazione acuta del tendine che insorge dopo l’usura e il sovraffaticamento (dovuto al lavoro oppure allo sport) oppure dopo uno sforzo prolungato, molto faticoso. È una infiammazione molto dolorosa. Il movimento risulta impossibile. Il paziente deve fare uso di farmaci, di ghiaccio e deve stare a riposo. La fisioterapia con terapia manuale e applicazione di mezzi fisici è molto utile. L’attacco acuto cessa in un tempo breve con le cure appropriate. Il tendine recupera la condizione di normale elasticità.

La Tendinosi

Si tratta di un’infiammazione cronica del Tendine d’Achille che interviene quando l’attacco acuto non riesce a guarire completamente. Molto spesso lo sportivo non rimane a riposo abbastanza, la terapia non è attentamente eseguita oppure il rientro in campo è prematuro. Il muscolo e il tendine vengono sforzati troppo mentre sono infiammati. Le infiltrazioni di cortisone fanno passare il dolore, ma il tendine è danneggiato. Il paziente torna allo sport ma il tendine è a rischio di rottura. La fisioterapia cerca di apportare beneficio sul tendine malato. Terapie manuali e mezzi fisici apportano un sollievo temporaneo. Ma lo squilibrio è posturale e la struttura del tendine è rovinata. L’infiltrazione con derivati ematici, fattori di crescita piastrinici (“gel di piastrine”) non sempre curano lesioni che sono ormai strutturali. Ormai la composizione del collagene è alterata.

La Risonanza Magnetica nucleare (R.M.N) potrebbe far vedere inoltre la rottura parziale del tendine. Si tratta di una condizione particolarmente dolorosa che impedisce il regolare allenamento e la competizione sportiva.

Quando il paziente contrae il muscolo sente molto dolore a livello del tendine. L’uso di infiltrazioni, di analgesici tolgono il dolore. In questo modo il paziente è portato a forzare e il tendine, che danneggiato, si rompe.

Diagnosi

È sempre consigliabile eseguire una radiografia della caviglia (da fare in piedi e non su un lettino radiologico) per valutare la presenza di anomalie ossee o patologie a carico dell’articolazione tibio tarsica (comunemente chiamata caviglia) e sottoastragalica. La radiografia è anche in grado di identificare la presenza di calcificazioni all’interno del tendine di Achille, che indicano un processo infiammatorio cronico. Fate presente al medico se nella vostra famiglia ci sono già stati dei casi di malattie reumatiche o se siete affetti da problemi di salute particolari.

Quando ritenuto necessario, dovrete sottoporvi a degli esami del sangue per escludere la presenza di malattie reumatiche.

Il medico può avere bisogno di una risonanza magnetica nucleare o di un’ecografia muscolo-scheletrica. Grazie a queste metodiche diagnostiche, è possibile studiare il grado d’infiammazione dei tessuti attorno al tendine e il suo eventuale grado di degenerazione interna.

La cura

Lo scopo dell’intervento chirurgico, in caso di tendinosi, è la rimozione del peritenonio (cioè il tessuto attorno al tendine di Achille) cronicamente infiammato, ma soprattutto del tessuto degenerato all’interno del tendine stesso.

Il tendine di Achille, insieme al suo peritenonio, è localizzato appena sotto la pelle e quindi è facilmente riconoscibile. Dopo avere liberato completamente il tendine di Achille dal tessuto infiammatorio, lo si ispeziona per visualizzare le zone di degenerazione al suo interno (zone di tendinosi), quindi eseguiamo un’incisione a tutto spessore delle fibre tendinee lungo il loro decorso e rimuoviamo il tessuto malato con un bisturi. Il tendine è quindi suturato con un filo riassorbibile.

Per proteggere e rilassare il tendine di Achille durante la fase di guarigione è solitamente usato un gesso (parziale) o un tutore con il piede piegato verso il basso.

Rottura del Tendine d’Achille

Nella maggioranza dei casi la rottura acuta del tendine d’Achille avviene all’improvviso. Sono pazienti che svolgono l’attività sportiva in modo discontinuo e non si allenano regolarmente. Molto spesso si tratta di atleti che hanno trascurato la tendinite cronica, e hanno continuato lo sport.

La Cura: Ricostruzione o Trapianto del tendine

Ricostruzione chirurgica

La ricostruzione diretta del tendine d’Achille è la tecnica chirurgica di elezione: la pelle è incisa lungo il bordo esterno del tendine per una lunghezza pari a 10-15 cm. Il tendine di Achille si trova appena sotto la pelle e quindi la zona di rottura è facilmente riconoscibile. Dopo avere rimosso il tessuto non vitale e degenerato, si suturano i due capi del tendine con un filo robusto e non riassorbibile.

Trapianto tendineo

In casi di particolare gravità si ricorre al trapianto tendineo. Un tendine sano si impianta al posto del Tendine d’Achille rotto in modo irrecuperabile.

Decorso post operatorio

Dopo l’intervento il paziente indossa un tutore. Si raccomanda di tenere il piede operato sollevato per ridurre l’ematoma della rottura. Dopo 15 giorni si rimuovono i punti di sutura. Il paziente deambula con le stampelle, protetto dal tutore o dalla doccia gessata. Dopo quattro settimane si deambula senza tutore, con le stampelle. All’inizio del terzo mese si deambula normalmente. Durante il terzo mese si torna in piscina e si inizia un leggero jogging. Nel quarto mese si inizia la corsa tra i paletti, il cambio di direzione, l’allenamento tecnico. I tecnici e l’allenatore dettano i tempi per il rientro in campo.

La malattia di Haglund

La malattia di Haglund è una condizione clinica molto dolorosa del retropiede contraddistinta da tre fattori:

  • tendinite del tendine d’Achille alla inserzione sul calcagno;
  • infiammazione della borsa pre-achillea (posta tra il tendine ed il calcagno);
  • sporgenza del margine supero-laterale del calcagno.

Questa triade clinico-radiologica colpisce le persone normali, ma sopratutto gli atleti o le persone dedite agli sport a qualsiasi livello. Possono essere presenti fattori costituzionali quali la forma del calcagno e fattori favorenti quali il fondo su cui si corre o le calzature inadeguate.

Terapia Conservativa

Occorre impostare un programma di fisioterapia suddiviso in fasi. La sospensione o il rallentamento dell’attività fisica è il primo principio da osservare. Vengono poi utilizzati tutti i mezzi fisici più efficaci per la cura delle tendiniti associati alla terapia manuale e allo stretching del tendine. Quando si è ottenuta la remissione del dolore e si consente all’atleta il ritorno all’attività, si impone poi la modifica dell’allenamento, del fondo su cui si svolge l’attività sportiva e della calzatura. Si utilizzano calze con supporti in silicone. Va studiata la postura dell’atleta e la dinamica dell’appoggio durante il passo. La deviazione in varo del calcagno risulta essere un fattore favorente la malattia di Haglund. Va considerata l’opportunità di confezionare un plantare per correggere i difetti dell’appoggio al suolo.

Terapia Chirurgica

L’intervento chirugico si esegue in artroscopia. Mediante l’artroscopia si pratica:

  • resezione dell’angolo supero laterale del calcagno;
  • escissione della borsa pre-rotulea infiammata
  • re-inserzione del tendine d’Achille (solo nei casi in cui il tendine viene parzialmente disinserito per favorire la resezione ossea calcaneale).

Al termine dell’intervento il paziente indossa un tutore a 90° per due settimane.

Trattamento Post-operatorio

Dopo l’artroscopia si procede con un programma di riabilitazione suddiviso in tre fasi:

  • terapia antalgica ed antinfiammatoria; terapia con mezzi fisici e manuali per scollare la cicatrice; chinesi per sbloccare la tibiotarsica e la sottoastragalica;
  • elettrostimolazioni, massaggi, esercizi di potenziamento muscolare;
  • abbandono delle stampelle dopo 20 giorni dall’intervento;
  • ripresa della deambulazione normale e della corsa su fondo erboso.

Quando si sia accertata la sparizione della sintomatologia dolorosa, si inizia la graduale ripresa dell’attività sportiva.